Percorso n36

Acquerino

Info Utili:

Luogo di partenza: Borgo S. Lorenzo(Fi), quota 193 m. slm.
Luogo di max. altezza: Passo Ronchi di Berna 1103 m. slm.

Luogo di arrivo:
Brisighella (Ra), quota 120 m. slm.
Km Totali:
68
Velocità madia: 10,5 Km/ora
Tempo in movimento: 6.30 ore
Durata totale uscita:
9.45 ore
Segnaletica: sentiero 505 e indicazioni MTB2 nel tratto vicino a marradi; un po’ meno precise nella zona di Gamberaldi
Fonti: fonte dell’Alpe, passo Carnevale (privata), Chiesuola di Monte Romano (privata), Croce Daniele (privata).
Dislivello totale in salita: 2590 m. slm.
Periodo consigliato: Giugno-Settembre (sconsigliato con fondo umido)
Per mangiare: Ristorante Croce Daniele.

Caratteristiche:
percorso lungo e con molti saliscendi; faticoso perché soprattutto nel primo tratto del sentiero 505 occorre spesso portare la bici a mano: è quindi per bikers ben allenati.







Borgo San Lorenzo (altitudine 190 m), Ronta, Passo della Colla, prato all’Albero(altitudine 1037 m), ponte sul Rovigo (altitudine 910 m), Le Spiagge (altitudine 983 m), passo Ronchi di Berna (altitudine 1103 m), sentiero 505, Lozzole (altitudine 796 m), monte Prevaligo (altitudine 956 m), Passo Carnevale (altitudine 710 m), monte Carnevale (altitudine 886 m), sentiero 505 o MTB2, monte Gamberaldi (altitudine 828 m), sentiero 505, Croce Daniele, Ca’ di Malanca (altitudine 721 m), sentiero 505, Parco Carnè, Monte di Rontana (altitudine 484 m), segnavia 505, Brisighella (altitudine 120 m)

Commento:
Splendide vedute sui monti che dalla dorsale appenninica degradano verso la pianura Romagnola; contrasto tra le zone boschive dell’Appennino verso il Mugello ed i calanchi gessosi nella zona di Brisighella. Le temperature possono essere alte perché il percorso è spesso su roccia con poca vegetazione; strade e sentieri non sempre adatti alla bici, i tratti di single track richiedono particolare prudenza; giro nel complesso bello ma non facile.

Descrizione:
Il sentiero CAI 505 parte dal passo della Colla di Casaglia ed arriva percorrendo tutto il crinale, fino alla periferia di Faenza. Per ridurre i tempi di percorrenza eviteremo il tratto iniziale, molto bello, nei boschi di faggio, dalla Colla di Casaglia al passo di Ronchi di Berna. Anche l’alternativa da Prato all’Albero a capanna Sicuteri e poi al passo Ronchi di Berna non è breve. Si evita anche la parte finale del sentiero ed invece di scendere a Faenza optiamo per scendere a Brisighella, sicuri di aver fatto la parte principale del sentiero.
Quindi da Borgo San Lorenzo si sale al passo della Colla e poi al Prato all’Albero su strada asfaltata; sarebbe più bello salire lo sterrato di Frassineta, ma la difficoltà del percorso visti i tempi ristretti non lo consigliano. Da prato all’Albero si scende al ponte del Rovigo e poi su sterrato si sale alle Spiagge e quindi al Passo ronchi di Berna. Da qui inizia il tratto più scosceso e difficoltoso che costringe a portare la bici a mano quasi senza interruzione fino a Lozzole.
Dopo breve sosta per riunire il gruppo si riparte e su stradello ripido si sale sul monte Prevaligo. Inizia a questo punto un lungo single track anche ripido e difficile che ci porta al passo Carnevale. Si conclude qui la parte più impervia e si procede su strabello in salita verso il monte Carnevale e seguendo adesso i segnavia del sentiero MTB2 e 505 si scende verso l’agglomerato di Gamberaldi per poi risalire su monte Gamberaldi. In questa zona le indicazioni dei sentieri non sono chiare ed è facile sbagliare, ma è facile anche ritrovare il giusto percorso. Dal monte Gamberaldi parte un single track sul crinale, abbastanza lungo e divertente ma assolato per la scarsa presenza di vegetazione; dopo numerosi saliscendi arriviamo su una carrareccia che ci conduce prima alla Chiesuola di Monte Romano poi vicino all'osservatorio e infine su asfalto a Croce Daniele. Qui l’omonimo ristorante consente di rifocillarci con tortelli di patate (mai così saporiti), birra, coca cola e caffè. Dopo la breve sosta si prende la strada asfaltata che prima scende verso valle e poi risale a Ca’ Malanca. Qui ritroviamo il sentiero 505 che con un single track veramente bello, anche se stretto e con qualche passaggio pericoloso, segue il crinale e con continui su e giù ci porta a Baghetto, da dove proseguiamo ancora con dei sali e scendi fino ad arrivare alla asfaltata, che teniamo sino all'ingresso del Parco Carnè ed al monte di Rontana. Sullo sfondo vediamo i calanchi gessosi della lunga vena del gesso romagnola. Abbandoniamo il segnavia 505 e su asfalto scendiamo alla Rocca e quindi alla stazione ferroviaria di Brisighella per un tranquillo ritorno a Borgo San Lorenzo.

Ambiente e storia del luogo:  

Centro visite Cà Carnè:
Incastonato come un gioiello tra i gessi di Rontana e quelli di Castelnuovo, in Comune di Brisighella, il centro visite Cà Carnè è uno degli angoli più suggestivi dell’intera collina romagnola. È stato istituito nel 1971 ad opera della Provincia di Ravenna e dei Comuni di Faenza e di Brisighella, previo acquisto di un podere abbandonato che si estendeva per 20 ettari di superficie, in parte bosco e in parte a prato derivante da ex coltivi.
L’area è caratterizzata da una morfologia piacevolmente mossa, con affioramenti rocciosi, conche, dossi e doline, e con copertura vegetale varia, che sta riacquistando spontaneamente caratteri di naturalità.
Frequenti sono le cavità carsiche che si aprono nell’area per lo più a sviluppo verticale e solo in parte esplorate.
Il Centro visite Cà Carnè ha perseguito e incentivato questa tendenza alla naturalità, ponendosi come obiettivi prioritari quelli di tutela e conservazione dell’area.
Non secondaria è la finalità di divulgazione naturalistica, poiché il parco si presta a tutte quelle attività didattiche, escursionistiche e di soggiorno nel verde alla base della conoscenza e del rispetto della natura.
La flora e la fauna del Centro visite Cà Carnè e del Parco della Vena del Gesso Romagnola
La diversità del Parco Regionale della Vena del Gesso romagnola, rispetto al circostante Appennino è qualcosa che si percepisce facilmente, specie osservando la copertura vegetale.
Il gesso possiede infatti caratteristiche non comuni che hanno prodotto una morfologia particolare, la quale a sua volta favorisce un microclima particolare con ovviamente una flora particolare.
A brevissima distanza dalle specie tipicamente termofile (amanti del caldo) e xerofile (tolleranti all’aridità) che punteggiano le falesie rivolte a Sud, troviamo sulle pendici nord piante igrofile o microterme normalmente reperibili a quote decisamente più elevate.
La fauna è estremamente varia e ricca di specie.
Il territorio corrispondente agli affioramenti gessosi comprende ancora ambienti naturali tali da poter ospitare molte specie come nel caso di svariati insetti e coleotteri.
Un valore notevolissimo è rappresentato dalla fauna cavernicola sia quella troglofila, come i Chirotteri, sia quella troglobia.
La fauna tipica delle caverne è sempre estremamente interessante dal punto di vista biologico per i peculiari adattamenti morfologici e fisiologici che gli organismi sviluppano in tali ambienti.
Si ha una varietà di specie anche tra i vertebrati tetrapodi quali anfibi, rettili, uccelli e mammiferi tra i quali è importante segnalare la presenza dell’istrice (Hystrix cristata).
Un breve elenco di specie caratteristiche presenti in questa zona comprende il Niphargus, il Triturus carnifex, il Barbagianni, la Tyto alba, la Civetta Athene noctua, i Chirotteri come il Myotis, il Rhinolophus ed il Miniopterus.

Centro Residenziale Cà Malanca:
Il «Centro Residenziale Ca' Malanca di studi ed iniziative sulla Lotta di Liberazione in Emilia-Romagna» è stato istituito con una apposita Legge della Regione Emilia-Romagna, approvata dal Consiglio Regionale il 21 febbraio 1990.
E' però da vari anni che un gruppo di partigiani aderenti all'ANPI di Faenza ha ristrutturato Ca' Malanca, promuovendo il Museo della Resistenza e della Guerra di Liberazione e dando origine alle esperienze dei giorni residenziali nei luoghi dove si svolsero alcuni degli episodi più eroici e drammatici della Resistenza. La zona di Ca' Malanca è da apprezzare anche per i suoi valori naturalistici, per le possibilità escursionistiche che offre e per non perdere la conoscenza di quelle civiltà contadine e montanare che tanto contribuirono alla Lotta di Liberazione.
Ca' Malanca ospita perciò gruppi di scolaresche, associazioni culturale e sportive, da vari anni. Questa iniziativa per soggiorni con finalità di studio e per promuovere la conoscenza degli ambienti collinari viene organizzata ogni anno da aprile ad ottobre.
Tutti gli interessati ad iniziative di ospitalità, troveranno in questo sito le informazioni necessarie e nelle attrezzature di Ca' Malanca tutto l'occorrente per una esperienza che, ci auguriamo, potrà essere interessante e positiva.
Aspetti naturali
Dal punto di vista ambientale l'area circostante Ca' di Malanca presenta i caratteri tipici della fascia collinare e medio-montana dell'Appennino romagnolo. Si tratta di zone fino a qualche decennio fa estesamente abitate e quindi messe a coltura o a pascolo per il bestiame ovunque le condizioni morfologiche (pendenza, esposizione, ecc.) lo permettessero, ma oggi perlopiù abbandonate.
Sulle pendici più ripide e più impervie, oggi come allora, si trovano boschetti cedui (cioè sottoposti ai tagli periodici per ricavare, dai polloni, legna da ardere) composti da latifoglie miste. La specie dominante è qui la roverella, una quercia diffusa un po' in tutto l'Appennino assieme al carpino nero e all'orniello.
Ad essi si accompagnano poi specie arboree non rare ma pur sempre di un certo interesse e di notevole bellezza come gli aceri (Acero campestre e Acero opalo) e i sorbi (Sorbo domestico e S.torminale).
Estremamente localizzata è invece la presenza di una quercia sempreverde, la cerro-sughera (Quercus crenata) di cui è noto l'esemplare sulla strada Monte Romano - Croce Daniele e pochissimi altri su un crinale presso Monte Gamberaldi, non distante da qui anche se in territorio amministrativamente toscano. La cerro-sughera è certamente la specie arborea più interessante della zona; in inverno la si riconosce facilmente per le foglie persistenti a margine crenato.
Val la pena ricordare anche alcuni arbusti che assolvono all'importante funzione di ricolonizzare i terreni abbandonati e preparare il ritorno del bosco: dal comune ginepro ai bellissimi (soprattutto in primavera, per le fioriture) biancospino, prugnolo, sanguinella. Ovviamente, è proprio la primavera la stagione più favorevole alle osservazioni naturalistiche e alle escursioni, dato che i prati, gli ex coltivi, le radure, i margini dei boschi, si macchiano di belle fioriture. Tra queste, talvolta anche in ambienti apparentemente "poveri" (pietraie, scarpate, bordi di sentieri, zone particolarmente aride) spiccano le fioriture delle orchidee selvatiche di cui in zona sono presenti almeno una dozzina di specie diverse.
Per tutto l'anno sono comunque visibili e consigliabili come meta di passeggiate da Ca'di Malanca tre alberi monumentali, protetti dalla legge regionale e degni di attenzione: si tratta della già citata cerro-sughera di Croce Daniele, del sorbo di Gebania (sulla strada per San Martino in Gattara) e del "biancospino del Fontanone", poco sopra Fontanamoneta.
Dal punto di vista naturalistico la zona più interessante raggiungibile da Ca'di Malanca è l'alta val Sintria, incassata tra i crinali che convergono a formare il Monte Gamberaldi. Ancora relativamente incontaminata, piacevolmente ricca di boschi, di castagneti e di prati (o di noccioleti, che ben si integrano con il paesaggio, assolvendo nel frattempo al compito di proteggere e migliorare il suolo), la val Sintria è percorribile in auto fino a Fontanamoneta, dopodiche si può proseguire su sentieri.

   

P.P.