Percorso n°18

Celle-Tamburino-Arliano

Info Utili:

Durata totale uscita: 3,30 ore
Segnaletica: Sentieri Soft 04, Soft 05, CAI 00, CAI 09.
Fontane: Loc. Tamburino
Dislivello totale in salita: N.R.
Periodo consigliato: Tutto L'anno


Casolare Pruneta.

 


In prossimità del Tamburino.



Come sempre la partenza del nostro gruppo è fissata da Borgo S.L., ci dirigiamo verso Dicomano, attraversando Rabatta, Sagginale e Ponte a Vicchio percorrendo la “strada vecchia”. Arrivati a Dicomano in prossimità del bivio vicino al ponte sulla sieve si svolta a Dx, e in salita arriviamo al termine della salita con fondo asfaltato, da qui, si prende a dx su strada bianca Softg04g, si transita da Celle e si arriva a Fostia dove la strada bianca finisce in prossimità di un ampio cancello, si prende la carrareccia a sx del cancello e da qui si sale fino al casolare di Pruneta su fondo compatto ma abbastanza impegnativo specialmente se bagnato. In prossimità del casolare si prende la stradella che gli gira a dx, attraversiamo l’ampio pratone fino a ritrovare il sentiero che si immette nel bosco, nell’angolo opposto più lontano al punto di ingresso, percorsi appena circa 50 metri ci si immette in una carrareccia che seguiamo verso Sx in salita.

Scheda

Km parziali

Km Totali

Slm

dsl  %

Media

Tempi Parziali

Tempo  Totale

Borgo S.Lorenzo

0

 

193

 

0.00

0.00.00

0

Dicomano

16

16

170

-0.14

25.00

0.38.24

0.38.24

Celle

1

17

213

4.30

12.00

0.05.00

0.43.24

Fostia

2

19

407

9.70

10.00

0.12.00

0.55.24

Pruneta

1.5

20.5

490

5.53

8.00

0.11.15

1.06.39

Bivio strada Colognole

1.25

21.75

635

11.60

6.00

0.12.30

1.19.09

Tamburino

3.25

25

804

5.20

12.00

0.16.15

1.35.24

Monumento ai Partigiani

1

26

900

9.60

10.00

0.06.00

1.41.24

Prati nuovi

1

27

849

-5.10

18.00

0.03.20

1.44.44

Colle Fertile

3.5

30.5

725

-3.54

18.00

0.11.40

1.56.24

Bivio per Arliano

4

34.5

450

-6.88

23.00

0.10.26

2.06.50

Arliano

1

35.5

443

-0.70

23.00

0.02.37

2.09.27

Interrati

2.25

37.75

260

-8.13

22.00

0.06.08

2.15.35

Bivio Provinciale

0.75

38.5

200

-8.00

22.00

0.02.03

2.17.38

Rabatta

3

41.5

193

-0.23

26.00

0.06.55

2.24.33

Borgo S.Lorenzo

2

43.5

193

0.00

25.00

0.04.48

2.29.21

Il percorso è ampio ma molto “irto”, con fondo asciutto si riesce a stare in sella “magari con la lingua fuori”, ma con il bagnato, essendo il fondo erboso e ripido, bisogna rassegnarsi a spingere la Mtb. In cima alla salita troviamo una sbarra, dove è gradita una sosta per riprendere fiato e ricompattare il gruppo. Da qui dopo una breve discesa ci si immette sulla strada che porta da Colognole a loc. Tamburino. Svoltiamo a dx e seguiamo la strada bianca che porta al Tamburino, proseguiamo in salita, Softg05g, fino al "Monumento che celebra il contributo dei contadini del "Giovi" alla Liberazione” CAIg00g. Da qui scendiamo al casolare “Prati nuovi” che lasciamo sulla nostra sx. Proseguiamo per il “Cerro”, CAIg09g fino ad arrivare, transitando su ampia strada carrareccia fino all’agriturismo di Colle Fertile. Proseguiamo in picchiata fino ad arrivare al bivio che prendiamo a sx per Arliano.

In vista dell’abiatato svoltiamo a dx e dopo circa 200 dopo una curva, ed in prossimità di una villetta, prendiamo la sterrata a dx che ci porta in breve, a percorrere in discesa gli “Interrati” fino ad incrociare la strada provinciale. Svoltiamo a sx, attraversiamo prima Sagginale e poi Rabatta ed infine arriviamo a Borgo S. L.  per una meritata doccia rilassante.

Il percorso è molto bello, per metà della sua lunghezza è su sterrato, si attraversano boschi e ampi prati panoramici, i fondo e quasi sempre pedalabile. Il percorso si può affrontare in qualsiasi stagione perché il fondo è in prevalenza compatto, e poi un po’ di fango in MTB è come “il cacio sui maccheroni”.

Ambiente e la storia del luogo:

Il massiccio di Monte Giovi è costituito da un insieme di territori di media montagna che si pone sulla prosecuzione della dorsale di M. Morello e di M. Senario, delimitato a nord dal Valdarno fiorentino, e circondato a nord e a est dal fiume Sieve.
Il complesso raggiunge l’altitudine più elevata con la cima di M. Giovi (982m.), ma lungo il crinale principale si situano anche Poggio Ripaghera (914m.) e Monte Calvana (913m.).
Il clima è relativamente fresco in estate e non eccessivamente rigido d’inverno.

Dopo l’8 settembre 1943 Monte Giovi, per la sua posizione strategica e per la sua vicinanza al capoluogo, divenne uno dei centri del movimento partigiano toscano, che da qui si allargò nelle zone montane attigue come Monte Morello, la Calvana, il Pratomagno, l’Appennino dal Falterona alla Futa; ivi si costituirono ed agirono la formazione "Gruppo Acone", le divisioni "Potente" (brigata "Caiani") e "Garibaldi" (brigata "Stella Rossa" poi "Faliero Pucci"), la divisione "Jugoslavia", e le brigate "Lanciotto", "Checcucci" e "Lavacchini", che poterono contare sull’appoggio delle popolazioni locali (in particolare su quello della totalità della popolazione di Acone, stretto intorno alla figura di don Brogi, parroco di S. Maria). Organizzazione atipica rispetto alle altre fu il cosiddetto "Gruppo di Pontassieve", che prima di far parte di una formazione vera e propria, si mosse rivendicando con forza la propria autonomia operativa.
Riguardo alla consistenza delle forze di resistenza, ricordiamo che le cifre ufficiali, per il solo comune di Pontassieve, parlano di 57 partigiani riconosciuti e di 6 non riconosciuti. Stando sempre ai dati del Ministero, i caduti furono 19 (uno su tre), segno evidente dell’alta pericolosità delle operazioni intraprese.
L’armamento iniziale fu fornito dalle armi sequestrate dalla tradotta militare fermatasi alla stazione di Pontassieve dopo l’armistizio e nascoste nel cimitero di Pontassieve e dal CLN messe a disposizione della brigata garibaldina.
Ai primi nuclei partigiani si unirono alcuni prigionieri di guerra russi fino ad allora reclusi in un campo di lavoro posto in località Tamburino di proprietà del Conte Spalletti (gli altri, in prevalenza inglesi e americani, ma anche ufficiali iugoslavi, e soldati brasiliani, neozelandesi, sudafricani e russi si incamminarono verso sud per riunirsi ai rispettivi eserciti).
Sul Monte Giovi si rifugiò anche la popolazione di Borgo S. Lorenzo, dopo il disastroso bombardamento alleato del 30 dicembre 1943 che distrusse il paese facendo 170 vittime.
Le formazioni partigiane, comprendenti reparti regolari dell’esercito integrati da una forte presenza di civili alla macchia, grazie ad un rigido inquadramento militare, compirono una serie di importanti azioni di disturbo e di vera e propria guerriglia diretta contro l’esercito occupante.
Oltre che poter contare sull’aiuto spontaneo della popolazione, le formazioni partigiane si garantivano un adeguato rifornimento alimentare prendendo a requisire parte della quota dell’ammasso (cioè la parte del raccolto che doveva essere obbligatoriamente consegnata all’autorità da parte dei produttori agricoli -compresi mezzadri, piccoli coltivatori diretti e braccianti, retribuiti in parte in natura - ad un prezzo inferiore a quello di mercato): soprattutto nella primavera del 1944 (allorché il CLN di Pontassieve fu incaricato di coordinare la raccolta dei rifornimenti destinati a tutte le formazioni partigiane) nell’area di Monte Giovi e di Pontassieve furono compiute oltre 50 operazioni di questo tipo -quasi sempre incruente-, durante le quali gruppi di partigiani armati facevano irruzione nelle fattorie e nelle case coloniche, ordinando di consegnare i beni (grano, olio, vino, agnelli) destinati all’ammasso, in un clima di complicità con la stessa popolazione rurale (cui veniva restituita parte dei beni requisiti).
Le azioni partigiane a carattere più spiccatamente bellico avevano talora conseguenze tragiche per la popolazione civile; l’8 giugno 1944, a seguito di un’operazione condotta da un gruppo proveniente da Monte Giovi contro la caserma del presidio GNR di Pontassieve (nella quale rimase ucciso un soldato tedesco), venne compiuta una feroce rappresaglia contro gli abitanti della frazione di Pievecchia: furono fucilati sul posto 14 tra uomini e giovani di età compresa fra i 17 e 47 anni, e le loro case saccheggiate e incendiate.
Dal Monte Giovi infine partirono i gruppi partigiani che contribuirono alla battaglia di Firenze nell’agosto del 1944. Il giorno 21 dello stesso mese Pontassieve venne occupata dagli alleati, mentre Rufina, Dicomano e Borgo S. Lorenzo, ai piedi del Monte Giovi, furono liberate quasi un mese dopo (10 e 11 settembre).

Bibliografia:Tratto in parte da http://www.storiaecultura.it/cornucopia/ambiente/mgiovi.htm

A.S.

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