Percorso n37

Acquerino

Info Utili:

Luogo di partenza: Borgo S. Lorenzo(Fi), quota 193 m. slm.
Luogo di max. altezza: monte Falco (altitudine 1658 m).

Luogo di arrivo:
Borgo S. Lorenzo(Fi), quota 193 m. slm.
Km Totali:
100
Velocità madia: 14 Km/ora
Tempo in movimento: 7 ore
Durata totale uscita:
9 ore
Segnaletica: sentiero 00 e indicazioni GEA, sempre molto precise
Fonti: Sagginale, Dicomano, San Godenzo, Cavallino, Pian delle Fontanelle, i Fangacci, Capo d’Arno, lungo la discesa verso Rincine, Londa, Dicomano, Sagginale.
Dislivello totale in salita: 2250 m. slm.
Periodo consigliato: Giugno-Agosto
Per mangiare: ristorante Burraia o passo della Calla (informarsi se aperti).

Caratteristiche:
percorso abbastanza lungo e con forte dislivello in salita; faticoso e quindi per bikers ben allenati.







Borgo San Lorenzo (altitudine 190 m), Vicchio, Dicomano, San Godenzo, valico dei Tre Faggi (altitudine 990 m), sentiero 00, giogo di Castagno, Pian delle Fontanelle, i Fangacci, la Burraia (1465 m), risalita della pista da sci per riprendere lo 00, monte Falco (altitudine 1658 m), monte Falterona (altitudine 1654 m), capo d’Arno (1358 m), le Crocicchie, sentiero 00, monte Acuto (1481 m), La Macia (1268 m), Colla di Castagno, sempre sullo 00 fino al bivio (1330 m) per Rincine (545 m), poi Ricine, Londa, Contea, Dicomano, Vicchio, Borgo San Lorenzo (altitudine 190 m)

Commento:
splendidi scenari nei boschi di faggio e abete, splendide vedute sui monti e le valli circostanti sia verso la Romagna che il Mugello e l’Aretino; temperature mai eccessive; strade e sentieri adatti alla bici, solo con poche difficoltà che richiedono particolare prudenza; giro meraviglioso.

Descrizione:
da Borgo San Lorenzo si prende la ciclabile lungo Sieve fino a Vicchio, poi si prosegue fino a Dicomano sulla strada destra Sieve. A Dicomano si seguono le indicazioni per Forlì e si prende la SS 67 verso il passo del Muraglione. A San Godendo inizia la salita che ci porta a Cavallino ove deviamo sulla SR 9Bis che ci porta al valico dei Tre Faggi: dopo 35 km abbandoniamo l’asfalto.
Dal valico dei Tre Faggi inizia la stradella del parco Nazionale di Campigna del monte Falterona e delle Foreste Casentinesi, segnata 00, che inizialmente con percorso facile ci porta al Giogo di Castagno (splendida veduta sulla valle di San Godenzo e del Mugello e dei monti del gruppo Falterona); poi con pendenze anche impegnative ci addentriamo nel bosco di faggi e quindi di abeti della foresta di Campigna per arrivare ai Fangacci dove ci possiamo rinfrescare e ristorare alla vicina Burraia. Per abbreviare, risaliamo poi la pista da sci della Burraia (spingendo la bici per un buon tratto) per raggiungere il sentiero 00 che con un Single Trek fra faggi e prati di mirtilli, ci porta rapidamente al monte Falco (il punto più alto del percorso a 1658 m) ed alla sua terrazza sulla valle di Castagno e San Godenzo.
Proseguendo sullo 00 si trova la deviazione che con ripida salita ci porta su sentiero poco pedalabile alla vetta del Falterona ove è posta la grande croce in legno. I panorami che possiamo gustare dalle cime sono ineguagliabili: montagne a 360° fino alle Alpi ed ai monti d’Abruzzo ed al mare Adriatico.
Scendendo dalla cima del Falterona dalla parte opposta all’arrivo, ritroviamo uno splendido Single trek che ci porta al bivio per il sentiero 3 per Capo d’Arno, che raggiungiamo con una discesa ripida ed abbastanza impegnativa. Segnala il luogo preciso della sorgente dell’Arno una lapide con scritti i celebri versi danteschi:
« Ed io: per mezza Toscana si spazia un fiumicel che nasce in Falterona e cento miglia di corso nol sazia »
(Dante Alighieri, Divina Commedia, Purgatorio, Canto XIV]).
E qui gustiamo l’acqua sorgiva, freschissima e particolarmente corroborante. Riprendiamo su stradello e sentiero facile 2a e ci portiamo al passo delle Crocicchie dove riprendiamo lo 00 dirigendoci sul Monte Acuto e la Macia.È un tratto di single trek fra bassi faggi e prati con piante di lampone, in buona parte ben pedalabile, che diventa più impervio via via che scendiamo verso la Colla di Castagno. Da qui si dirama il sentiero 18 che scende a Castagno, ma non è consigliabile in bici (il sentiero 18 è da scendere quasi tutto a piedi); ci dirigiamo in breve salita verso il monte Massicaia seguendo lo 00 che arrivato ad uno stradello a sinistra indica la discesa verso Croce ai Mori o Poggio Mandri.
Prendendo questo stradello si raggiunge la carrabile principale del comprensorio Forestale di Rincine: seguendola facilmente lasciamo il Parco Nazionale del monte Falterona e raggiungiamo Rincine con una non breve discesa. Da qui riprendono gli ultimi 30 km di asfalto per raggiungere Londa, poi Contea, poi Dicomano e di nuovo a destra Sieve fino a Vicchio ed infine la ciclabile fino a Borgo San Lorenzo.

Ambiente e storia del luogo:  

Parco Nazionale di Campigna del monte Falterona e delle Foreste Casentinesi :Millenarie foreste tra Romagna e Toscana:
Una grande area protetta nell'appennino tosco-romagnolo, comprendente boschi e foreste tra i più estesi e meglio conservati d'Italia, custode di un elevato patrimonio floristico e di una fauna di grande interesse che annota il lupo e l'aquila reale tra i grandi predatori e diverse specie di ungulati. Le foreste e i numerosi ambienti naturali fanno da cornice ai segni di millenaria presenza dell'uomo: borghi, mulattiere e soprattutto due santuari di assoluto fascino come Camaldoli e La Verna.

Il Lago degli Idoli:
Poco ad est del Capo d’Arno si trova un piccolo e minuscolo specchio d'acqua denominato Lago degli Idoli: il lago è stato ripristinato recentemente, in quanto fino a poco tempo fa era completamente scomparso.
Si tratta di un rilevante sito archeologico dove sono state rinvenute numerose statuette prevalentemente di origine etrusca, ma anche greco - ellenistica e romana. Una gran parte di queste rappresenta parti anatomiche umane, le quali vanno annoverate nella categoria degli ex-voto, ma anche statuette raffiguranti animali, a simboleggiare sacrifici: tutto questo dà una connotazione fortemente sacrale al luogo.
Nella primavera del 1838 in seguito ad un fortunoso ritrovamento di una statuetta bronzea da parte di una mandriana nei pressi di questo lago, si costituì a Stia un società formata da gruppo di amatori locali che intraprese una campagna di scavo: l'eccezionale quantità di reperti emersi negli anni 1838 - 1839 portarono in breve al prosciugamento del lago stesso per facilitare le escavazioni. Come già detto, infatti, il lago è tornato a nuova vita solamente da pochi anni.
Tutto il frutto di questa prima campagna di scavi fu offerto al Granduca Leopoldo II, il quale non solo non si mostrò interessato all'acquisto ma addirittura non fece niente per impedire che questo tesoro venisse disperso: alcuni reperti sono stati infatti individuati nelle collezioni permanenti dei più prestigiosi musei del mondo (Louvre, British Museum, Ermitage, ecc...), ma della maggior parte non ne conosciamo l'ubicazione. Negli anni seguenti altre campagne di scavo si sono succedute portando altri notevoli risultati, soprattutto grazie al Gruppo Archeologico Casentinese.

   

P.P.